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La Parola

 
L'esperienza dell'accoglienza PDF Stampa E-mail
Scritto da Valerio Romitti   
Giovedì 28 Maggio 2009
Non è facile ricordarsi che le esperienze più importanti e più gratificanti spesso sono quelle che all'inizio ci costano fatica e sacrificio: le nostre scelte nascono troppe volte dall'istintivo bisogno di cercare la strada più comoda e meno impegnativa. Forse è un istinto di sopravvivenza oppure semplice egoismo ma il risultato finale è quello di lasciarsi scappare esperienze importanti.L'accoglienza dei bambini Saharawi all'inizio può apparire come una scelta coraggiosa: aprire la propria famiglia a bambini così piccoli, che vengono da una terra così diversa dalla nostra può sembrare un'impresa troppo grande.Ma se si trova la forza di superare questi primi ostacoli, se si ha la fortuna di lasciarsi coinvolgere e di buttarsi con un pò di sana incoscenza, alla fine tutti i nostri fragili muri si sgretolano di fronte all'innocente gioia di queste insancabili pesti.L'accoglienza dei bimbi consiste semplicemente nel vivere per alcune settimane allargando la propria famiglia ad un nuovo componente: durante il giorno i bimbi partecipano al campo giochi per poter consentire anche alle famiglie che lavorano di poter accogliere un bambino.
Alla sera e durante il fine settimana i bimbi vivono con la famiglie partecipando alla normale vita di casa: nei primi giorni non mancano le difficoltà di inserimento che variano molto in base al carattere dei singoli bambini. Le difficoltà maggiori sono rappresentate dall'enorme diversità tra il nostro e il loro mondo: all'inizio i bimbi sembrano comprensibilmente spaesati ed in difficoltà. Le prime sere è normale che sentano la mancanza della loro famiglia e della loro terra: un cambiamento così drastico non sarebbe facile da assorbire nemmeno per un adulto. La mancanza di una lingua comune rappresenta poi un macigno pesante specialmente nei primi giorni. Ma tutte le nostre difficoltà ad accogliere diventano piccole di fronte alla loro grande capacità di accogliere noi: da questi bimbi impariamo subito la semplicità e la bellezza di costruire un legame forte con persone sconosciute. Sono infatti loro che ci lasciano essere genitori adottivi anche se solo per poche settimane: la loro capacità di affidarsi a noi, la loro contagiosa voglia di giocare, la loro irrefrenabile energia, il loro affetto mai nascosto non possono che spazzare via tutte le piccole difficoltà per lasciare spazio alla gioia dell'accoglienza.Anche il problema della lingua passa in secondo piano perchè la capacità di comunicare di un bambino va oltre il linguaggio verbale: i sorrisi, i musi, le smorfie, i gesti possono comunicare più di mille parole.Tutto questo porta ad un importante arricchimento: la fatica dell'accoglienza viene sbriciolata dalla gioia di un esperienza che insegna tanto a chi ha la forza di mettersi in gioco. Cogliere l'importanza dell'accogliere con gratuità, senza lasciarsi imprigionare dai propri progetti o dalle proprie aspettative: i bambini non sono mai come li avevamo immaginati e questo ci insegna ad accettare dalla vità ogni cosa, nella sua bellezza, anche se questa non è come noi l'avevamo sognata. Aspetti un bimbo affettuoso e arriva vivace, lo vorresti estroverso e lo trovi chiuso e pensieroso: essere capaci di accettarli e riuscire ad apprezzare il loro lato luminoso ci insegna che spesso quello di cui avevamo bisgono non era quello che avevamo progettato.Infine la scoperta di un mondo tanto diverso dal nostro che, attraverso questi piccoli ambasciatori, entra nelle nostre vita con prepotenza: tante sono le cose che noi diamo per scontate e che per loro sono incredibili, tante le piccole abitudini che ci portano a scoprire uno stile di vita così lontano dal nostro e dal quale possiamo imparare tanto. Vedere un bimbo di 7 anni che chiude il rubinetto dell'acqua mentre si lava i denti per non sprecarla non è facile da vedere in Italia e ci può sicuramente insegnare molto.Unitamente a tutto ciò c'è la bellezza di riscoprire la gioia della piccola comunità: è di grande aiuto infatti unire le forze organizzando serate o giornate insieme con due o più famiglie che accolgono i bambini Saharawi. Questo facilità nella gestione dei bimbi che possono stare insieme tra di loro ma dona anche la possibilità alle famiglie stesse di confrontarsi e di passare qualche ora insieme. In una società come la nostra dove troppo spesso le famiglie vivono chiuse nel loro nucleo, la riscoperta della piccola comunità non può che essere l'ennesima opportunità che l'accoglienza dei bimbi Saharawi ci può regalare.