La Parola

 
ANDRÀ TUTTO BENE! PDF Stampa E-mail
Scritto da Don Piergiorgio Torreggiani   
Mercoledì 25 Marzo 2020
Tutti lo dicono, lo scrivono sui balconi,  lo disegnano i bambini.
È  importante dircelo in questi giorni dal futuro così incerto.
Ma cosa vuol dire?
È  il modo per dire che non abbiamo perso la speranza.
È  anche un modo per incoraggiarci a vicenda. Ed è  giusto e utile.
Ma non può  essere solo un'espressione scaramantica.
È un modo per manifestare il desiderio stampato nel cuore che questa pandemia,
che sembra irrefrenabile e incontrollabile, prima o poi finirà. E speriamo presto.
Tuttavia questa espressione mi ha fatto tanto riflettere in questi giorni.
Private a dire che andrà  tutto bene a chi ha perso in questi giorni per il coronavirus un papà  o una mamma,
ancora giovani, solo perché  ha dovuto soccorrere o curare dei malati senza i dispositivi di sicurezza.
Come si può  dire andrà tutto bene a quei familiari che sono stati privati del diritto di
accompagnare i loro familiari nell'ultimo saluto e non hanno 
nemmeno potuto vedere il corpo sconfitto dalla malattia?
È  una tristezza qualsiasi funerale, ma il dovere fare delle esequie con i familiari più  ristretti,
mantenendo le rigorose distanze,  facendo in fretta e col rischio 
di prendere la multa se siamo in troppi o troppo vicini è  un po' desolante.
I vivi, i malati e i morti sono diventati quasi dei numeri oggi.
Come possiamo affermare che andrà  tutto bene in questo paese-Italia che non è 
in grado di difendere e salvare la vita dei più  fragili e dei più anziani; che si è 
dimostrata impreparata ad affrontare una situazione così  particolare,  ma prevedibile?
Pensiamo alla Sars, all'Epoca. Ma queste non ci toccavano!
Ma non siamo un mondo globalizzato?
Se quando finirà  l'epidemia non avremo imparato la lezione, non andrà  tutto bene!
Se non cambieremo stile di vita non andrà  tutto bene.
Non andrà  tutto bene se ci dimenticheremo subito dopo che siamo vulnerabili
e impotenti di fronte a certe situazioni.
Non andrà  tutto bene se in futuro non stanzieremo più  soldi pubblici e risorse nella sanità,
per assicurare agli operatori  il giusto salario, le dovute difese e gli strumenti necessari per compiere bene il loro dovere. 
Non sono sempre obbligati a fare gli eroi.
Non andrà tutto bene  se non ci sarà  un vero culto dei vivi di ogni età e dei morti di ogni categoria.
Non andrà  tutto bene se non avremo compreso che non tutto ciò  che la società  propone è vero progresso.
Non andrà  tutto bene se usciremo da questa fase di emergenza solo con qualche precauzione in più,
"meglio stare lontano da chi può infettarmi" invece di acquisire maggiore responsabilità
e solidarietà verso i più  fragili.
Non andrà  tutto bene se non avremo imparato una volta per sempre ad utilizzare in modo positivo i social e la TV
come abbiamo potuto sperimentare in questo periodo.
Non andrà  tutto bene  se  come Chiesa non saremo più  così vicini gli uni gli altri con la preghiera, 
uniti al Papa e ai vescovi nelle celebrazioni e nell'ascolto del Signore che parla
e attraverso di loro ci conduce su strade di fede più autentica.
Non andrà  tutto bene se finita l'emergenza dei "non si può fare" non si comincerà  a fare 
di più e meglio nelle messe, nella catechesi, nella pastorale verso i giovani, nella carità  ...
Non andrà  tutto bene se non dedicheremo più  tempo alla preghiera, alla lettura della Parola
e dei libri utili, alla riflessione personale,  a fare un po'  di deserto ogni tanto, anche se non obbligatorio.
Non andrà  tutto bene se le nostre chiese  non potranno rimanere aperte,  anzi uscire ...
perché  non tutto deve avvenire lì  dentro.
Non andrà  tutto bene se tra un anno e più avremo già  dimenticato ciò  che l'epidemia  ci ha "insegnato",
cioè precipito "i segni'  che ha scritto dentro alla nostra mente e al nostro cuore.
Noi siamo tendenzialmente degli smemorati.
Potremo uscirne senza essere contagiati,  ma non potremo essere e fare come prima.
Ce lo dicono in tanti in questi giorni.
Ricordiamoci le parole con le quali Gesù  ammonisce i suoi discepoli quando gli chiedono se erano colpevoli
i 18 che erano periti sotto il crollo della torre di Siloe. Gesù dice loro:
"Se non vi convertite, perirerete tutti allo stesso modo".
Non aspettiamo un covid-21 per cominciare a cambiare.  E diciamolo anche agli altri; ai bambini,
ai giovani, ai politici, ai capi di governo. E  se occorre, impegniamoci di più nella chiesa, nel sociale e nella politica.
È  una predica che faccio prima di tutto a me stesso.
Ma attenzione, per fare tutto ciò, bisogna prima di tutto stare in salute ...