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Finalmente si ritorna nella chiesa di S. Giorgio PDF Stampa E-mail
Scritto da Don Piergiorgio Torreggiani   
Sabato 14 Aprile 2018
Credo che non ci sia versetto della Bibbia più indicato per esprimere lo stato d’animo che alberga nei nostri cuori in questo momento.
Il salmo si riferisce alla ricostruzione del tempio di Gerusalemme dopo l'esilio, che era tutt'altro che facile. Il popolo aveva a disposizione il materiale necessario in abbondanza; era venuto però a mancare quello spirito interiore che li spingesse ad impegnarsi seriamente a ricostruire sì le mura in pietra, ma soprattutto la dimora nel cuore. Le divisioni tra di loro infatti interruppero più volte i lavori e rallentarono la riconciliazione.
Quando finalmente si arriva alla consacrazione del nuovo tempio durante le festività pasquali (515 a.C.), i capi del popolo e tutti i fedeli sono invitati a salire insieme verso la casa del Signore. Solo l'unità dei cuori e delle anime può farli veramente gioire alle porte di Gerusalemme e del tempio. Solo in quel modo la "casa del Signore" diventa anche la loro casa, luogo in cui si manifesta la pace, la bontà, l'unità, la volontà continuamente rinnovata di riconciliarsi con il Signore, con ogni fratello. Con questo spirito e col cuore colmo di gioia anche noi siamo rientrati in questo tempio del Signore. Anche noi lo abbiamo desiderato. Anche noi abbiamo atteso a lungo.
Finalmente, dopo quasi sei anni dal sisma, Luzzara ha di nuovo  la sua chiesa. È un evento molto importante per tutti perché la chiesa in un paese non rappresenta soltanto il luogo di culto per coloro che si riconoscono nella fede cristiana, ma rimane anche il simbolo storico e sociale della Comunità.  Prima di rientrare, però, non possiamo non menzionare quell’evento tragico che ha reso inagibile l’edificio e ci ha costretto ad uscire da quel luogo per celebrare le nostre liturgie altrove. Quell’uscire non deve restare un richiamo inascoltato venuto dall’alto allo scopo di ricordarci, come ama dire spesso il nostro Papa Francesco, che noi siamo una chiesa in uscita e che dobbiamo agire come un ospedale da campo.
Il terremoto del 20 e, soprattutto la scossa violenta del 29 maggio 2012, ci costrinsero a chiudere le nostre chiese di S. Giorgio e quella del Convento. Questo ci obbligò a ricorrere a luoghi e spazi di fortuna per celebrare l’Eucarestia nei giorni di festa. Ma non fu solo un disagio per la comunità cristiana. Il periodo del terremoto, le scosse che si ripetevano con una certa frequenza, ci avevano fatto sperimentare la fragilità della nostra terra e delle nostre abitazioni e la precarietà della nostra stessa vita. Questo ci ha detto tre cose di cui fare tesoro.
Prima di tutto non possiamo continuare come se nulla fosse accaduto. Non si vedono più le stigmate nel nostro edificio tornato al suo splendore e forse anche meglio, ma rimangono le ferite nel cuore a ricordarci che il cielo e la terra passeranno, mentre solo le parole del Signore non passeranno. Secondo: il disagio vissuto dopo il terremoto ci ha fatto percepire solo in minima parte quello che invece stanno soffrendo le popolazioni di altri luoghi colpiti dal sisma, soprattutto quelle del centro Italia. Terzo: Dio ci è stato sempre vicino e ci ha fatto comprendere che non risiede solo in un  edificio sacro, seppur bello come il nostro, ma che è in ogni luogo dove i suoi figli si riuniscono nel suo nome. Ricordiamo lo striscione appeso nella struttura messa subito a disposizione da parte del sindaco Andrea Costa e dell’amministrazione comunale perché noi potessimo da subito celebrare il giorno del Signore, e di questo dobbiamo essere a loro particolarmente riconoscenti. Quello striscione diceva: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro”. (…)
Sono stati anni difficili ed impegnativi per la vita della nostra Comunità, che ha dovuto adattarsi improvvisamente ad una nuova situazione, senza i punti di riferimento tradizionali. Tuttavia, con lo sforzo di tanti, e dopo un intervento repentino per mettere in sicurezza i locali del nostro oratorio, abbiamo potuto continuare qui in centro tutte le attività che costituiscono la nostra missione e presenza sul territorio. C’è stato un lungo tempo di attesa, un lavoro notevole da parte di tante realtà e la partecipazione di diverse persone.
Ora, finalmente, la chiesa si riapre grazie alla dedizione e allo sforzo economico di molti, che ci hanno aiutato in questa impresa. A tutti diciamo il nostro grazie di cuore, perché hanno contribuito a ridare solidità, dignità e bellezza alla nostra chiesa parrocchiale, fatta di pietre sante, perché si regge ancora su mura e colonne secolari, dove ci è stato possibile rileggere le radici e le memorie di diverse generazioni che si sono succedute nel tempo e si sono radunate attorno all'altare del Signore per nutrire la loro fede. (…) Non dimentichiamo però ciò che ci ha insegnato il periodo che ci lasciamo alle spalle: che le pietre vere, quelle vive della Chiesa siamo noi. Che la Comunità è il vero edificio spirituale, il tempio santo di Dio. (…)
Tuttavia, è anche vero che quattro mura e qualche arredo sacro, un adeguamento liturgico, sofferto ma fortemente voluto, possono aiutare a celebrare insieme e meglio i misteri della nostra salvezza e favorire una maggiore partecipazione alla liturgia.
"Beato chi abita la tua casa, sempre canta le tue lodi” recita il salmo 84. È lo stesso nostro stato d’animo in questo momento. La gioia di essere al cospetto del Signore e di ritrovare  attorno a lui la nostra comunione. É evidente, quindi, che in questo giorno inaugurale il primo grazie vada al padrone di casa, a Dio nostro Padre che in Gesù e nei misteri celebrati della nostra salvezza si rende visibile e vicino a noi. Un grazie che desideriamo estendere a tutti coloro che ci hanno permesso di raggiungere questo traguardo dopo un anno e mezzo di lavori. (…)
Ma ci sentiamo in dovere di esprimere una particolare riconoscenza nei confronti di tutti voi membri della Comunità che con le vostre grandi o modeste offerte, ma sempre fatte con la generosità che contraddistingue questa Comunità, e con i servizi che avete prestato avete permesso che l’edificio non solo fosse sicuro, ma anche bello e interamente recuperato. Il ripristino pittorico, il restauro dell’organo, il nuovo impianto illuminotecnico, messo a norma, e la diffusione sonora, l’adeguamento liturgico, non sarebbero stati possibili senza la vostra generosità. È doveroso anche menzionare il sostanzioso contributo che verrà dalla CEI, frutto dell’otto x mille, e che è stato destinato agli impianti e al restauro dell’organo.
Per valorizzare quest’intervento sul nostro prezioso strumento e per poter apprezzare meglio il  recupero architettonico dell’edificio abbiamo programmato un concerto da parte dei nostri cori parrocchiali che avrà luogo Sabato 7 Aprile e un concerto d’organo, tenuto dal prof. Primo Iotti, accompagnato dalla corale “Sacris Concentus Cantores”, domenica il 15 aprile.
Una pubblicazione sulla chiesa, in un futuro speriamo prossimo, accompagnerà questo evento allo scopo di aiutarci a leggere la mole e l’importanza delle opere compiute, il rifacimento integrale di un tetto come questo è un’opera notevole, e aggiornarci sulla storia di questo edificio sacro che continua a conservare, e, dopo le ultime interessanti scoperte, anche a rivelare gli interventi e gli stili architettonici che si sono succeduti nel tempo. Il restauro dell’organo solo nella parte meccanica, non nella parte lignea della cassa, affidato agli organari Bigi Pierpaolo e al figlio , completa la ricchezza dell’intervento che abbiamo compiuto. Le note di questo strumento ci aiutino a lodare il Signore nei riti che celebreremo nel tempio rinnovato.
Che Dio benedica il lavoro svolto e soprattutto il cammino che ci attende come Chiesa di Dio nel nostro tempo e nel nostro territorio.