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La Parola

 
Il Signore è in mezzo a noi, si o no? PDF Stampa E-mail
Scritto da Don Piergiorgio Torreggiani   
Sabato 21 Marzo 2020

Sono le parole che chiudevano la prima lettura di domenica scorsa.
È la domanda   che si pongono gli Ebrei mentre attraversano il deserto e soffrono la sete.

È la domanda che serpeggia nelle nostri menti in questi giorni nei quali anche la fede è messa a dura prova,

soprattutto da parte di chi é colpito dall'epidemia o di chi é chiamato a combatterla.
Sì, il Signore è in mezzo a noi, più che mai. Anche se ci manca l'Eucaristia, anche se ci manca la S. Comunione,

anche se ci manca la comunità, perché, almeno nel mio caso, non siamo nemmeno due o più uniti nel

SuoNome perché lui sia in mezzo a noi. 

Però Lui c'è, nei cuori che sono uniti in preghiera, in ogni individuo per mezzo dello Spirito, in ogni battezzato,

perché per il sacramento è comunque tempio di Dio. C'è nella Chiesa, di cui permane comunque l'appartenenza,

perché siamo comunque famiglia, figli dello stesso Padre. Anzi, in Lui ci apparteniamo gli uni gli altri.
Ci sentiamo più che mai, oggi, sospesi tra la terra e il cielo.

Una terra malata e non solo del coronavirus e un cielo a cui sentiamo sempre di più il bisogno di affidarci

e che resta comunque la nostra metà ultima.
Di chi è la colpa?
I discepoli chiedono a Gesù nel Vangelo di questa IV domenica di quaresima:

chi ha peccato lui o i suoi genitori perché lui sia cieco dalla nascita?

"Ne' lui ne' i suoi genitori" risponde Gesù. Di chi è la colpa di questa epidemia che ci ha colpito?

È colpa dei cinesi o degli italiani? È un castigo di Dio o no? Nessuno ha colpa, dice Gesù.

Non è un castigo di Dio. Caso mai, dice Gesù, questo avviene perché il Signore vuole compiere la sua opera,

rivelare la sua salvezza. Quanto è vero ciò.

Quante cose Dio ci sta dicendo in questi giorni, se sappiamo leggere i segni. Certo è una prova notevole.

Chiede grossi sacrifici, anche di vite, ma quanti messaggi, anche positivi, ci arrivano dal comportamento delle persone:

desiderio di unità, manifestato con canzoni, riconoscimenti e gesti di solidarietà,

impegno generale a sottostare alle disposizioni che ci sono state imposte, ecc.
Siamo ridimensionati nel campo
d'azione, ci sentiamo meno liberi, perché ci controllano e se facciamo un passo in più ci multano,

se ci fermiamo a parlare a lungo con qualcuno ci richiamano.

Ma siamo pregati di essere più responsabili e di fare il bene degli altri.
È giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità.
Un altra frase che mi ha risuonato nella mente più volte, in questa settimana.

Questo è proprio il tempo di pregare Dio in spirito e verità. Il vero senso è questo:

per arrivare al Padre bisogna passare attraverso il figlio Gesù e lo Spirito Santo.

Ma mi piace anche pensare che voglia dirci che non sempre ci siamo rivolti a lui ascoltando

lo Spirito che ha effuso nei nostri cuori,

ma piuttisto lasciando parlare i nostri desideri egoistici. E in verità, cioè pregando in modo più vero, con più fede;

quella a cui siamo costretti a fare ricorso in questo giorni.
La mancanza della messa non é necessariamente assenza di Dio. Se Eucaristia vuol significare gratitudine,

non ci mancano i motivi per ringraziare Dio: la salute per esempio, mentre tanti altri soffrono,

l'opera instancabile dei medici e infermieri, la solidarietà che emerge in queste circostanze, lo scambio di servizi,

una sensibilità reciproca più forte e autentica.

Mentre, forse in passato, abbiamo fatto tante eucaristie senza ringraziamento,

senza vera riconoscenza.
Oggi si parla tanto di Comunione spirituale. Non vorrei scandalizzarvi, ma io ci credevo poco, o per lo meno,

non ho mai dato tanta importanza a questa pratica. E anche adesso faccio fatica a fare ricorso.

Perché secondo me non ce n'è bisogno. Gesù è già in noi, rimane in noi se preghiamo,

se ascoltiamo la sua parola e la mettiamo in pratica. Ricordiamoci sempre ciò che ci ha detto:

" chi ascolta la mia parola e la mette in pratica è mio fratello sorella e madre" .

Perché chi assiste notte e giorno i malati di Covid-19 non vive la Comunione spirituale di e con Gesù?

Non è la vera messa quella fatta con la vita "donata". Non sarà connesso con noi perché è molto impegnato,

ma è certamente particolarmente connesso con nostro Signore, perché ce l'ha davanti che porta la croce.

Sono dei veri Cirenei. 

Perché  aiutano Gesù a port are la croce. Loro fanno il vero incontro con Gesù. 

Come quello del cieco nato che alla fine, dopo la guarigione, è interpellato dalle parole decisive di Gesù:

credi tu questo, che io sono il Messia, il Salvatore? Si io credo. 

C'è un'altra bellissima espressione di Ermes Ronchi sulla guarigione del cieco:

Gesù si contamina toccando il non vedente, perché il cieco sia contagiato di cielo.

Lasciamoci contaminare da un virus positivo.
"Credo, Signore!" Il vedere fisicamente, l'avere acquistato la vista, non basta.

Occorre credere in una persona, non in qualche concetto o dogma. E la fede nasce da un incontro vero con lui.

Quello del cieco. Mentre i vedenti che sono attorno al cieco nato e che credono di vedere bene,

sono quelli che alla fine restano ciechi. Il vero peccato e ostinarsi a non voler vedere la verità.
Perciò...
Lavarsi le mani, ma non "lavarsene le mani " come ha fatto Pilato. Continuamente ci ripetono di lavarci le mani.

Gesto che dobbiamo fare non solo per eliminare le piccole particelle di quel virus invisibile

che circola e di cui potremmo infettarci,

ma soprattutto per non contagiare nessuno.

Meno contagiati siamo, meno posti occupiamo nei reparti di terapia intensiva

e più possibilità diamo agli operatori sanitari di riposare e di non essere a loro volta malati.

La dimostrazione che il Signore è  in mezzo a noi oggi più  che mai la scorgiamo nella bellissima testimonianza

di questo dottore che ci puó motivare di più a pregare e sostenere tutti i nostri fratelli

che si trovano nel campo di battaglia per portare salvezza a quelli che sono nell' ombra della morte.

Iulian Urban 38anni · Dottore in Lombardia:

"Mai negli incubi più oscuri ho immaginato che avrei potuto vedere

e vivere quello che sta succedendo qui nel nostro ospedale da tre settimane.

L'incubo scorre, il fiume diventa sempre più grande.

All'inizio ne arrivavano alcuni, poi decine e poi centinaia e ora non siamo più dottori ma siamo diventati sorter sul nastro

e decidiamo chi deve vivere e chi dovrebbe essere mandato a casa a morire,

anche se tutte queste persone hanno pagato le tasse italiane per tutta la vita.
Fino a due settimane fa, io e i miei colleghi eravamo atei; era normale perché siamo medici

e abbiamo imparato che la scienza  esclude la presenza di Dio.
Ho sempre riso dei miei genitori che andavano in chiesa.

Nove giorni fa un pastore di 75 anni venne da noi;

Era un uomo gentile, aveva gravi problemi respiratori ma aveva una Bibbia con sé

e ci ha impressionato che la leggeva ai morenti e li teneva per mano.
Eravamo tutti  dottori stanchi, scoraggiati, psichicamente e fisicamente finiti,

quando abbiamo avuto il tempo di ascoltarlo.
Ora dobbiamo ammettere: noi come umani abbiamo raggiunto i nostri limiti di più non possiamo fare

e sempre più persone muoiono ogni giorno.
E siamo sfiniti, abbiamo due colleghi che sono morti e altri sono stati contagiati. 
Ci siamo resi conto che dove finisce ciò che l'uomo può fare abbiamo bisogno di Dio

e abbiamo iniziato a chiedere aiuto a Lui,

quando abbiamo qualche minuto libero;

Parliamo tra di noi e non possiamo credere che da feroci atei siamo adesso ogni giorno alla ricerca della nostra pace,

chiedendo al Signore di aiutarci a resistere in modo che possiamo prenderci cura dei malati. Ieri è morto il pastore 75enne;

che fino ad oggi, nonostante avessimo avuto oltre 120 morti in 3 settimane qui e fossimo tutti sfiniti, distrutti, 

era riuscito, malgrado le sue condizioni e le nostre difficoltà, 

a portarci una PACE che non speravamo più di trovare.

Il pastore è andato dal Signore e presto lo seguiremo anche noi se continua cosi.

Non sono a casa da 6 giorni, non so quando ho mangiato l'ultima volta,

e mi rendo conto della mia inutilità su questa terra e voglio dedicare il mio ultimo respiro ad aiutare gli altri.

Sono felice di essere tornato a Dio mentre sono circondato dalla sofferenza e dalla morte dei miei simi,li ".

Testimonianza raccolta da: Gianni Giardinelli

Questa non è  solo una comunione spirituale, ma corporale. È  una vera Eucaristia.

Come quella che ha scelto di celebrare don Alberto, lasciando provvisoriamente, sarebbe giusto dire: vivendo al meglio,

il suo Ministero  per andare a fare servizio a tempo pieno all'ospedale di Sassuolo tra i malati di coronavirus.

Preghiamo per loro.  Buona domenica.

Don PG