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La Parola

 
PASQUA 2020 - DIO MIO, DIO MIO, PERCHÉ MI HAI ABBANDONATO PDF Stampa E-mail
Scritto da Don Piergiorgio Torreggiani   
Giovedì 02 Aprile 2020

DIO MIO, DIO MIO, perché MI HAI ABBANDONATO (Mt. 27,46)

Sono le ultime parole pronunciate, anzi gridate, da Gesù sulla croce, nella versione di Matteo. 

Probabilmente perché per l’evangelista queste parole sono centrali nel suo racconto della Passione 

che ascolteremo nel vangelo di domenica prossima.

È il grido del suo profondo dolore, ma è anche il grido di dolore di tutta l’umanità attuale.

Quanti, inchiodati al letto di un ospedale e attaccati ad un respiratore, avranno pronunciato

o pensato parole simili nei confronti di Dio in questo periodo.

Sebbene si tratti della citazione del salmo 21, tali parole gridate da Gesù in quel contesto di tenebra

(si era fatto buio su tutta la terra, come oggi d’altronde) e di dolore (quanti sono coinvolti nella tragedia dell’epidemia, che non finisce mai!),

acquistano uno spessore particolarmente drammatico.

La corona di spine che affonda nel suo capo, i segni marcati di una flagellazione cruenta,

una postura sulla croce che gli doveva procurare una fatica indicibile a respirare.

La morte che si avvicina implacabile e devastatrice.

Gesù è sempre più simile ad un malato grave di covid-19.

E, soprattutto, si sente solo, tremendamente solo.

Forse ha avvertito, anche lui,  la sensazione di aver fallito, di essere impotente di fronte al male.

Ogni progetto frantumato, ogni relazione spezzata. Chi può rimediare a questa situazione?

Il Padre. Ma dov’è quel Padre col quale si é sempre confrontato nella preghiera?

Perché non risponde? Anche questo profondo rapporto sembra essersi interrotto.

Come può un Padre come quello restare muto?

Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato? Sono le prime parole di un salmo che descrive la figura del giusto che soffre,

che è quasi disperato per l’assenza di Dio. Si sente perduto.

È lo stato d’animo che vivono coloro che escono dal tunnel dell’epidemia di coronavirus.

Si sentono dei miracolati.

Di diverso c’è che attorno a loro non ci sono soldati o capi del popolo che sbeffeggiano ed insultano il crocefisso,

ma angeli che li curano con tanto amore e dedizione.

Anche Gesù ha provato la fragilità fisica e la il buio nel cuore.

Ha preso sulla sua carne il peso dell’umanità che oggi soffre e si trova avvolta nelle tenebre.

Ha fatto sua la solitudine radicale che accompagna chi è colpito dalla malattia, chi affronta la morte di covid19,

e la solitudine che la segue. Chi è malato si trova anche solo con i suoi interrogativi: Perché il virus ha colpito me e non l’altro?

Che cosa ho fatto di grave? Perché devi essere costretto, impotente, ha ingaggiare inerme e indifeso una battaglia con un virus invisibile?

È un corpo a corpo che non sai come finirà. Non ti resta che pregare  … sperare.

Tutte queste esperienze di patimento e di incertezza sono un modo per vivere la passione con Gesù, di stare in comunione con Lui,

o meglio della sua comunione con te, perché lui le ha vissute per primo.

Se sono credente posso anche trovare una giustificazione in tutto ciò. Ma se la mia fede vacilla? Ma la croce di Gesù è anche altro.

In quel momento di oscurità e di disperazione il grido di Gesù non è solo solitudine amara.

È l’espressione del desiderio di essere abbracciato dal Padre, di averlo accanto, è la rivelazione contiene una infinita sete di speranza.

In quel momento Gesù presta la sua voce a tutti i malati gravi e a chi li sta curando,presenta al Padre la paura sua e di tutti i suoi figli,

si carica delle loro preghiere e dei loro desideri che non possono confidare a nessuno.

Così Dio non è più lontano né da Lui né da coloro che sono dentro a quel grido di pura e di affidamento.

Dentro a quel grido Gesù raccoglie tutte le speranze e le attese di chi lotta contro il male, contro la violenza, contro la morte.

Si sa che la malattia del coronavirus è un’esperienza di passione e di morte anche se non necessariamente e per fortuna,

si conclude con la morte personale.

Un po’ tutti siamo morti dentro in questi giorni, abbiamo avuto le nostre paure i nostri dubbi.

Pensiamo poi a chi abitava nei luoghi dei focolai più accesi.

Hanno vissuto certamente sconvolgimenti esteriori ed interiori.

E allora nessuno giudichi più chi grida a causa del dolore, della disperazione, dell’angoscia, della paura.

Anche Gesù l’ha fatto, riempiendo di fede anche un grido disperato.

Non è dunque l’assenza di Dio che Gesù afferma,

Ma piuttosto la sua piena fiducia nel Padre e l’affidamento a Lui di tutti quelli che sono crocefissi come lui.

Tutto ciò perchè quella croce sia strumento di salvezza e passaggio verso la Pasqua per tutti.

Buona settimana Santa.