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La Parola

 
Lettera del Parroco, Natale 2015 PDF Stampa E-mail
Scritto da Don Piergiorgio Torreggiani   
Giovedì 17 Dicembre 2015

“Dio è così grande che può farsi piccolo. Dio è così potente che può farsi inerme e venirci incontro come bimbo indifeso, affinché noi possiamo amarlo. Dio è così buono da rinunciare al suo splendore divino e discendere nella stalla, affinché noi possiamo trovarlo e perché così la sua bontà tocchi anche noi, si comunichi a noi e continui ad operare per nostro tramite.”

 

Sono parole pronunciate dal Papa emerito, Benedetto XVI, nella Messa della Notte del Natale 2005. Questo è il messaggio del Natale.

Ma … che ce ne facciamo di un Dio neonato? Chi lo vuole, chi lo accetta un Dio così? Cerchiamo un Dio muscoloso, onnipotente, capace di risolverci i problemi, un Dio che prenda le nostre difese, un Dio che uccida i terroristi e i cattivi, che sistemi i nostri guai e ci troviamo di fronte a un neonato bisognoso di tutto.

Un Dio così ci crea solo imbarazzo!

Un Dio bambino che chiede, invece di dare, è certamente un po’ strano, se non scandaloso. Se poi approfondisci scopri anche che é un bambino che nasce da una coppia di poveri. In un paese occupato.

Questo è lo scandalo del messaggio del Natale, difficile da accettare, anche per i cristiani. Un Dio che ama la vita fino a volerla condividere. Un Dio che accetta la sfida di spogliarsi della propria divinità per condividere la fragilità dell’uomo.

Un Dio che, per amore, decide di mettersi alla pari, di annientarsi, annichilirsi, come avrà il coraggio di scrivere san Paolo.

Un Dio che nasce poverissimo, in una stalla, perché non c’era posto per lui in albergo e che si manifesta prima di tutto a dei pastori, i più poveri della società di quel tempo. Un Dio che non è venuto per i primi della classe, ma per quelli che sono cacciati da ogni scuola.

Non per i sani, ma per i malati. Non per i giusti, ma per i peccatori.

Questa è la notizia più sconvolgente del Natale: Dio si occupa dei perdenti, viene apposta per loro. Dove possiamo incontrare il Salvatore del mondo in questo Natale, nel nuovo anno che stiamo per iniziare? In un pellegrinaggio? Partecipando a un movimento ecclesiale? Frequentando una scuola di teologia? No: il segno che l'angelo indica è una mangiatoia. Il Salvatore ci aspetta in una stalla. Dio vuole essere raggiunto, e lo fa rendendosi accessibile alle nostre capacità, al nostro linguaggio, attraverso la nostra quotidianità, mettendosi alla nostra portata, scegliendo di farsi trovare nelle piccole cose di cui siamo capaci. Il rischio che corriamo ancora una volta è di non riconoscerlo, o di pensare di fare senza. Si vive bene lo stesso. Anzi. Almeno risolvesse i nostri problemi. Facesse il miracolo di riportare la giustizia e la pace sulla terra, come ha promesso. Ma è questo il messaggio del Natale: il miracolo è sempre nel nostro modo di vedere le cose, non nei prodigi. I pastori, per esempio, hanno visto la salvezza quando hanno scoperto che Dio è come loro: giace in una mangiatoia, ha un padre e una madre, è nato povero e nomade. Però tornano al loro lavoro lodando e glorificando Dio. Non cambiano lavoro, non migliorano la loro condizione, ma il loro cuore è cambiato, il loro sguardo è trasformato.

Tornano a fare esattamente la misera vita del giorno precedente, ma tutto, ora, è pieno di luce e di speranza. Hanno capito che Dio è dalla loro parte, dalla parte degli ultimi, degli sconfitti. Non dobbiamo quindi cercarlo nei luoghi di potere, nelle regge, in chi usa la forza e la violenza. La sua forza sta nella sua debolezza. Quante volte ci illudiamo di cambiare la nostra vita modificando le condizioni in cui viviamo, i luoghi, il lavoro, le persone che ci stanno accanto... Se tutto ciò è possibile, bene. Ma se non riusciamo a cambiare la vita, possiamo cambiare il nostro sguardo su di essa, come sanno fare i pastori. Se vi sentite sconfitti, perdenti, battuti dalla storia, se avreste voluto una vita migliore e avete dovuto rassegnarvi a una vita mediocre e difficile, state sereni: Dio è nato apposta per voi, la salvezza vi è donata con abbondanza. Se come i pastori avete il coraggio di riconoscere i vostri limiti e le vostre ombre, se, come loro, avete il coraggio di mettervi ancora alla ricerca e di riconoscere Dio nel quotidiano, sarà un “grande” Natale. Come Dio…, che è grande perché diventa piccolissimo, povero, umile, bambino, ragazzo, adulto come noi. Facciamo di questo Anno Santo un cammino insieme per contemplare il volto della misericordia di Dio in questo bambino che viene per noi. Buon Natale a tutti!

Don Piergiorgio